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 Me la prendo col mondo 


Me la prendo col mondo che vestito da pecora ha seguito i profeti del progresso e dentro a questa crisi di identità economica si trova con le ossa immerse nel fango e porta sulla sua schiena moderna il sudore immortale di plebei a mani vuote.
Me la prendo col mondo che distribuisce la millenaria imminente gioia del futuro mentre i sogni di questo astratto presente vengono abbandonati piangenti come orfani della vita.
Me la prendo col mondo che con i suoi tiranni mascherati da re democratici ha venduto la libertà a troppe bandiere che ora sventolano incatenate ad un bastone.
Me la prendo col mondo che avanza incerto in un’attesa incerta di un qualche miracolo al gratta & perdi, che si droga di slot machine, che vive ammassato in cubi di Rubik mai risolti.
Me la prendo col mondo che protesta e sciopera e fa la voce del padrone, che sfila in cortei sindacali di facciata e come sempre si accontenta, come un coniglio da soma di nuovo a testa bassa, di inseguire una carota.
Me la prendo col mondo che è sempre annoiato e distante da tutto, che si indigna per poco e si assuefa per sempre di ogni guerra vista in tv, che dimentica tutto cambiando soltanto canale.
Me la prendo col mondo che ancora tratta schiavi e ammaestra donne di strada, che non vuole più accettare nomadi del dolore e clandestini del silenzio, che comanda con la Politica dell’Omertà dopo aver giustiziato la Giustizia.
Me la prendo col mondo che parla con la stessa magica voce della pubblicità, che come un buon gregge si ciba di bisogni inventati da altri, si abbevera a fiumi di necessità fasulle da pagarsi a rate per l’eternità.
Me la prendo col mondo che per quanti errori è sempre capace di fare e rifare e rifare ancora, dimentica in fretta il suo passato, come un nano sceso dalle spalle del suo gigante, come un nano senza memoria.
Me la prendo col mondo che è pieno di troppi Dei, pseudo religioni, cabalisti e filosofie ai telequiz in moderne scatole craniche di plastica piene di telepredicatori da avanspettacolo, da sempre perso a cercare gli spiriti dell’al di là da dimenticarsi di ascoltare le anime dell’al di qua.
Me la prendo col mondo che si è tolto i fiori intrecciati tra i suoi capelli, che ha ceduto i diritti dei sogni alle mode, che tutto ha ingannato e truccato come un baro professionista di incubi.
Me la prendo col mondo che ancora si vanta della sua evoluzione e non riesce a vedere che quell’animale evoluto di uomo non è altro che un cane che si morde la coda.
Me la prendo col mondo che tutto cambia, che tutto trasforma, che offre ogni giorno la dolcezza di qualche novità, che ci offre i sorrisi di una lavatrice e poi ci sporca i vestiti.
Me la prendo col mondo che ha preso la realtà e l’ha rinchiusa nell’occhio del Grande Fratello, voyeuristici assetati guardoni, adoratori dei nuovi eroi della finzione eletti dal popolo del telecomando.
Me la prendo col mondo che mette l’inganno dentro alla legge, che usa una sua lingua igienica per pulire il culo dell’ignoranza, che tiene sempre nascosta in cantina la verità.
Me la prendo col mondo che si inventa meeting di seta e caviale per discutere la salvezza del mondo, che nella sua bocca ingorda ha già pronte le sue false e belle parole di promesse senza speranze.
Me la prendo col mondo che da sempre si fa giudice di una qualche morale, che da sempre è una guerra di generazioni e l’unica morale davvero uguale per tutti è finire in un cappotto di legno.
Me la prendo col mondo che non sa più lottare, che ha gettato la spugna, che ha smesso di sognare, che è rimasto incastrato nei suoi riti quotidiani e vive facendo il conto alla rovescia dei giorni che mancano al traffico del fine settimana.
Me la prendo col mondo che ingarbuglia tutte le emozioni, con la testa che ha dichiarato guerra al cuore, con i sentimenti che si sono quasi arresi alla ragione, con i pensieri schiacciati dentro a pastiglie antidepressive.
Me la prendo col mondo che ti lascia sempre da solo a smaltire i dolori più uncinanti, che l’unica strada che può consigliarti è quella che segue lui, che ti obbliga a piangere in fretta e poi tornare presto al lavoro.
Me la prendo col mondo che ha perso il gusto delle stagioni, che ruba il tempo alle stelle, boia dei giorni, suicida dei ricordi, cuore pentium nel petto della sua vitalità.
Me la prendo col mondo che come un becchino scava la sua fossa vicino a quelle di Otello e Amleto e Quasimodo e tutte le forme di amore che cantano il cuore e tutte le forme di dolore che stracciano l’anima.



COLZA



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