S P A Z I O A P E R T O
Riportiamo di seguito il verbale n.5 ad opera della Commissione del Collegio Docenti del 15 maggio 1998 - Istituto Tecnico Commerciale - Liceo Classico "A.Zoli" - Atri (TE), in applicazione della CM che obbliga i Collegi ad esprimere un parere sui provvedimenti che Il Ministro Berlinguer intende attuare nelle scuole italiane. Inviato ad ARPANet dal professor Alessandro Pavone. OGGETTO:Autonomia scolastica e documento sui saperi essenziali per la formazione di base. Commissione composta da:
per intervenire: Sit-in@ARPANet.org
La politica dequalificante del Ministero della Pubblica Istruzione
- - Circolare ministeriale 204/98 - -
Massimo D’Alessandro
Giulia Di Giacomantonio
Rossano Di Giacomo
Anna Di Silvestre
Angela Modestini
Alessandro Pavone
Massimo Spezialetti
Marcella Tavani
Paola Venerato
Sedute del 1 e del 10 giugno 1998
CONTENUTI ESSENZIALI
Autonomia finanziaria e didattica; superamento del
vincolo orario e della unitarietà del concetto di
classe; superamento delle modalità di utilizzo dei
docenti, fermo restando le giornate canoniche di
attività didattica previste a livello nazionale.
La proposta Bassanini è orientata ad una scelta
scolastica di tipo professionalizzante, che
assegna alla scuola la funzione di preparare
cittadini prevalentemente svelti di mano ma che
poco si interessa alle idee ed all’anima
dell’uomo.
La struttura prevista delega ai singoli dirigenti
la gestione della didattica e dei contenuti e
nulla prevede, fra l’altro, circa il controllo
delle scelte, della loro efficacia e della loro
“produttività”.
Ci si orienta verso una generica aziendalizzazione
della scuola, ma nulla si dice circa i contenuti
minimi organizzativi e strutturali, su cui sono
fondate peraltro le aziende. L’azienda è infatti
un insieme di capitali e uomini organizzati fra
loro secondo criteri di produttività ed efficienza
dichiarati.
Nel caso dell’azienda – scuola: i capitali da dove
verranno? E come sarà controllato il loro impiego?
Quali saranno gli indici di produttività di
riferimento?
Un processo di riforma deve dichiarare con
assoluta trasparenza e certezza tutto ciò,
altrimenti può essere trasformato in un luogo di
arbitrio ed improvvisazione, sottoposto a
controlli esclusivamente politici.
SAPERI ESSENZIALI
CONTENUTI ESSENZIALI
Capacità di apprendere, di scegliere, di
cooperare, di risolvere problemi; “nuclei
fondanti” delle discipline, crescita di autonomia
individuale sono gli elementi ricorrenti nelle
trattazioni programmatiche delle linee guida di
una riforma scolastica che sembra prossima.
Gli obiettivi per la scuola superiore vengono
concentrati nella caratterizzazione
professionalizzante degli studi.
Autonomia didattica ed organizzativa delle
istituzioni scolastiche sembrano essere gli unici
strumenti attuativi definiti da tali indicazioni
programmatiche.
Elemento centrale della valutazione finale appare
la riduzione “quantitativa dei contenuti
disciplinari”.
Appare strano e inquietante che, mentre si
denuncia una situazione generale economica e
sociale in cui è necessario un forte incremento
delle conoscenze, la proposta centrale della
riforma è l’abbassamento dei contenuti culturali.
Prescindendo da una realtà, oramai consolidata da
anni, di forti approssimazioni culturali, non si
comprende come la necessità di ampliare le
conoscenze “vitali” possa essere coniugato con un
abbassamento dei contenuti relativi.
Evidentemente la classe dirigente italiana non
conosce a fondo il livello dei contenuti
attualmente praticati, ad esempio, nelle scuole
superiori. La pratica quotidiana è fatta di
livelli che sono approdati a minimi difficilmente
compatibili con l’obiettivo minimo
dell’alfabetizzazione; sicuramente sfugge al
“riformatore” che prestissimo sarà necessario, in
quasi tutte le scuole che vogliano garantirsi una
vivibilità didattica normale, l’attivazione di
classi differenziate per gli studenti che
concepiscono e coltivano i valori dell’impegno e
del lavoro, pena la loro emarginazione da parte di
una maggioranza stanca, annoiata, semi –
analfabeta, rintronata da modelli di vita e da
simboli improponibili per la gente “reale”.
L’alternativa saranno “scuole – parcheggio”, più o
meno vivibili fisicamente, da una parte e “scuole
private o privatizzate” ad alta selettività
economica dall’altra.
Se è vero che il mondo della globalizzazione
pretende che il lavoratore del futuro cambi spesso
luogo e mestiere, non si capisce come ciò possa
essere compatibile con le specializzazioni che i
nuovi cicli instaureranno. Non si comprende
nemmeno come sia possibile concedere autonomia
alle singole istituzioni scolastiche in relazione
ai collegamenti con il mondo produttivo
circostante, che è quasi sempre monoproduttivo, e
dichiarare di voler ottenere un cittadino
poliedrico professionalmente.
I saperi vanno invece despecializzati e orientati
verso livelli generalistici, soprattutto
culturali, con una spiccata attenzione alle
modernità, praticati però con assoluta rigidità
contenutistica e valutativa, che va applicata a
tutto il territorio nazionale, per evitare che le
tradizioni culturali, economiche e sociali si
perpetuino e si trasmettano a livello quasi
biologico. Solo così la scelta professionale e
culturale del nuovo cittadino potrà essere libera,
universale, responsabile e adeguata al mondo
circostante.
Nelle scienze, ad esempio, esistono allo stato
attuale solo cinque grandi contenuti: il modello
fisico dell’atomo, la legge periodica della
chimica; la teoria del Big Bang, il modello
geologico della tettonica a placche e la teoria
biologica dell’evoluzione. Ma quanti cittadini,
alla fine del loro corso di studio, le conoscono
approfonditamente?
RUOLO DOCENTI
Piena valorizzazione del personale della scuola e
della formazione è lo strumento indicato per
affrontare la riforma e la ristrutturazione degli
ordinamenti.
Riteniamo assolutamente indispensabile trattare in
questa sede le funzioni ed i compiti della
docenza, perché i docenti, assieme al capitale,
sono l’altro “fattore” produttivo della scuola.
Quindi in un processo di ristrutturazione e
riforma scolastica è il primo elemento da
considerare per la buona riuscita, anche se la
visione dovesse essere limitata all’aspetto
aziendalistico.
Il docente italiano è un operatore generalmente
frustrato da un ruolo non ritenuto gratificante da
alcuno, sia sotto il profilo economico, sia sotto
il profilo intellettuale. E’ l’operatore laureato
retribuito peggio dalla Pubblica Amministrazione
Italiana (non si conoscono operatori laureati di
altri Enti Pubblici che percepiscono 2.000.000 di
lire al mese!). É l’operatore maggiormente
coinvolto nelle vita quotidiana delle famiglie
italiane. É l’operatore che assume in sé i
fallimenti delle culture politiche e sociali di
classi dirigenti impegnate, molto spesso, a
perorare e diffondere modelli di vita che
assegnano all’istruzione un ruolo marginale.
Nella scuola e sulla scuola la classe
intellettuale italiana vuole scaricare alcune
responsabilità proprie, circa un disagio sociale
creatosi per una sostanziale corsa verso livelli
di vita assolutamente incompatibili per la
stragrande maggioranza delle masse e verso la
quale, purtroppo, molta intellettualità di questo
Paese è culturalmente ed economicamente asservita.
Il docente deve essere un professionista, al pari
delle altre figure provviste di laurea che operano
nel pubblico e nel privato. Deve essere un
professionista a cui vanno chieste le competenze
proprie del professionista e a cui vanno assegnati
i rispettivi emolumenti.
L’alto numero è un dato oramai in declino, che non
dovrebbe più essere utilizzato da nessun Ministro
del Tesoro (nemmeno dal Super) per mortificare
economicamente e socialmente questa figura
centrale del sistema educativo. Il problema vero è
quello delle competenze e delle dignità
conseguenti che si acquisiscono attraverso un
sistema che vede questa figura impegnata a “tempo
pieno” nella sua attività.
La classe politica che vuole tentare una riforma
in cui aumenterà il grado di utilizzazione dei
docenti non può perciò farsi intimidire e
condizionare da organizzazioni o da culture
ipocrite e clientelari del minimo garantito.
Bisogna avere il coraggio di consentire ai Docenti
di essere inquadrati e reclutati in modo
differenziato: un canale completamente
professionalizzato, per coloro che decidono di
essere professionisti e quindi impiegati a tempo
pieno; un secondo integrativo, per coloro che
vogliono o possono dedicare solo una parte della
loro vita e della loro formazione culturale alla
scuola. L’impegno, le funzioni e le
responsabilità debbono essere ben differenziati e,
quindi, ben differenziati devono essere gli
emolumenti.
Le strade intermedie, come provvedimenti parziali,
circolari che dicono e non dicono, dirigenze
autoritarie, figure di sistema, ecc. sono
palliativi che non si adattano affatto ad un clima
culturalmente maturo che deve tipicizzare un mondo
formativo efficiente ed educativo, anche perché
rischiano di farlo avvelenare con inevitabili
episodi di microconflittualità personali, magari
legati a rozzi egoismi o ad emotività irrazionali
da “bisogno”.
Atri, lì 12 giugno 1998. La COMMISSIONE.
Invia una e-mail a Sit-in@ARPANet.org per far partecipare la tua scuola all'iniziativa.
Copyright © 1998 ARPANet Srl - Copyright © 1998 Paco SIMONE & Armando GAROSCI
Data ultima modifica: 26 Giugno 1998