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Music@: diretta da Fiorella Capuzzi.
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di: Alessandro Dal Cin

Strokes, No news, good news.
Nel caso degli Strokes, i paragoni con molte delle icone della storia del rock si sono sprecati. I rimandi più frequenti? Velvet Underground e Television. Era dal tempo degli Oasis che la stampa specializzata (soprattutto quella inglese) non si lanciava in lodi sperticate (sic!) nei confronti dell'opera prima di una Band.
Per quanto i cinque ragazzi newyorkesi sappiano come affascinare, sinceramente, entusiasmi tali,sembrano eccessivi. Forse il frutto di una aridità di novità, nel panomarama musicale odierno, piuttosto peoccupante.
Gli Strokes posseggono indubbiamente un'ottima capacità compositiva: le suggestive volate melodiche della voce di Julian Casablancas, le sensuali trame chitarristiche create da Albert Hammond Jr (sì, il figlio di Albert Hammond),i lineari giri di basso di Nikolai Fraiture, che in più di un'occasione richiamano le atmosfere del periodo New Wave, colpiscono sempre nel segno. Effettivamente, Con "This is it", il loro primo album, riescono a mettere in fila undici potenziali hits. Tutti i brani (seppure tendano ad assomigliarsi un po' troppo tra di loro) vantano il riff o il ritornello azzeccato e d'impatto. Ma il paragone con i Velvet Underground risulta effettivamente eccessivo(e non sarò di certo io che vengo a farvelo notare).
Probabilmente l'equivoco nasce dalla vicinanza, in alcuni passaggi (vedi "The Modern Age"), tra il modo di cantare di Julian Casablancas e quello di Lou Reed. Una somiglianza al limite dello scimmiottamento, tanto che è difficile capire se si tratta di citazione o di semplice scopiazzamento. Rispetto ai Velvet di Andy Wahrol, gli Strokes eccedono nelle aperture melodiche, che, se da un lato li rendono maggiormante accessibili al grande pubblico, dall'altro tolgono loro compattezza e unicità del suono. Si obietterà che anche i Velvet non disdegnavano momenti più melodici. E questo è vero. Ma la differenza è Nico. Sta proprio a lei, la prima vera icona dark del rock, la capacità di rendere originali i passaggi più "facili"(se mi passate il termine) e classici. Le sue radici mitteleuropee, la sua predilizione per le chanson francese, sarà determinante a creare un elemento di originalità all'interno dei Velvet più istituzionali. Senza dimenticare l'apporto avanguardistico di John cale, che permetterà al gruppo newyorkese di accostare in modo perfetto tradizione rock(Reed), sperimentazione (Cale), poesia(ancora Reed), e fascino gotico (Nico).
Agli Strokes mancano Lou Reed, John Cale e Nico. E non è poca cosa.
Belle canzoni pop rock insomma, ma niente di nuovo o di avventuroso. Gli Strokes veleggiano nella tradizione. Sanno navigare, ma tengono le rotte ordinarie. Tutto sommato più interessante il fenomeno degli White Stripes, i due fratellini di Detroit. In quel caso, la scelta di una formazione ridotta (solo Jack White, voce e chitarra e la sorella Meg White alla batteria) permette sonorità inusuali e un approccio diverso alla materia musicale. Non che l'idea di un gruppo a due sia poi così originale (vi ricordate, per fare un esempio, gli italiani Wolfango?), ma la novità consiste nell'alto grado di visibilità conquistato da questa formazione sui generis.
Quello che infine maggiormente disturba è la sensazione di arroganza che aleggia tra i membri (fortemente percettibile durante le esibizioni live) .Casablancas eccede in atteggiamenti da artista maledetto, con tanto di dito medio alzato rivolto al pubblico, mentre intreccia melodie romantiche, con un occhio di riguardo al gentil sesso. Come ribelle, è decisamente più vicino al Matt Dillon dei "Ragazzi della cinquantaseiesima strada", che a Syd Vicious o a Nick Cave, periodo Birday Party.
Quindi, se avete bisogno di ottime canzoni pop rock, gli Strokes fanno per voi. Se invece avete bisogno di sonorità diverse e più originali, è meglio che vi indirizziate verso altri lidi.
Sito ufficiale::www.thestrokes.com
Strokes; 'Is This It' 2001.
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