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Rubrica di attualità cinematografica.


Scena dal film
Echi mortali (USA, 1999)
Regia:David Koepp
Sceneggiatura: David Koepp, basato su un testo di Richard Matheson


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Ed ecco il film appartenente al passato recente e rimasto piuttosto sotto silenzio: in America a causa della contemporanea uscita con il Sesto Senso, con cui condivide tanta parte da essere considerato da alcuni "troppo chiaramente influenzato" da esso. Mentre i tempi dimostrano che ciò non è possibile, tuttavia la contemporanea presenza sul mercato ha fatto sì che passasse velocemente; in Italia è giunto più tardi, ma ciò nonostante non ha retto molto nelle sale. Il manifesto di Echi Mortali (meglio l'originale: Stir of Echoes) è promettente, più di quanto non riveli il film in sé: una prima metà da film dell'orrore piuttosto scontata, prevedibile e priva di ritmo; una seconda metà in cui si vira bruscamente verso il thriller e che porta ad un finale interessante e ben architettato, colmo di affascinanti suggestioni, anche se non mancano un paio di cadute nel gratuito e nel kitsch.
Tom -Kevin Bacon, che si dimostra ottimo attore- si è trasferito da poco in una casa in affitto in un quartiere tranquillo, con lui stanno Maggie, la moglie incinta (Kathryn Erbe) ed il figlioletto Jake (Zachary David Cope). Jake nottetempo, nella solitudine della propria stanza, parla con Samantha; Tom crede di condurre una vita insignificante, priva di importanza; Maggie ama la propria famiglia e ne è soddisfatta. Dopo che Tom si è sottoposto ad un tentativo di ipnosi da parte della cognata (Ileana Douglas), i suoi occhi iniziano a popolarsi di immagini di sangue e di morte e del volto di una ragazza, che si scoprirà scomparsa da alcuni mesi. Tom cercherà di capire cosa voglia da lui il fantasma della ragazza ed in questo troverà senso e valore per la propria vita.
Interessante l'ipnosi che richiama l'immagine di un cinema, di una sala vuota e di uno schermo in cui, in momenti diversi, compaiono le parole "dormi" e "scava" (un accenno alla funzione del cinema?); banale l'ira del fantasma la cui richiesta non viene compresa: i fantasmi si arrabbiano, un po' e poi sempre di più, ma raffreddare l'acqua della vasca in cui Maggie si accinge a fare il bagno e seguirla in cantina dove si reca per riaccendere lo scaldabagno e farle sbattere la testa su di una trave senza che si affaccino altre conseguenze è un po' ridicolo, soprattutto se ne nessuno oltre a Maggie (che pensa solo: "accidenti" e non immagina nessun fantasma) se ne rende conto; certo era necessario introdurre la presenza della cantina, ma farlo a questo modo significa dire al pubblico: "guardate che se c'è un cadavere si troverà in cantina" e ciò non toglie che l'immagine del fantasma, che sa di freddo e che raffredda l'acqua della vasca solo passando un dito in essa, possieda fascino. Ma l'horror stenta a decollare: è solo divertente Tom quando, come un forsennato, si mette a scavare prima in giardino, poi in casa, in cantina e infine decide di comprare un martello pneumatico; e ciò nonostante è proprio a partire dal martello pneumatico che le cose cambiano e si prepara un finale con tempi e suspense perfetti.
La conclusione? Cosa non farebbe la gente di un tranquillo e rispettabile quartiere di una città americana per mantenere la propria facciata onorevole. Tom e famiglia risolto il caso se ne vanno e, mentre percorrono il quartiere in macchina, Jake, sul sedile posteriore, si tappa le orecchie perché infinite sono le voci che gli giungono dalle altre case.



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