Dato che la programmazione cinematografica di questo periodo, a parte le coreografie di Romeo Deve Morire e Mission Impossible 2, non offre niente di particolarmente interessante -tralasciando qualche coda del Gladiatore: una sorpresa positiva per quanto riguarda la regia, più scontate l'ignoranza latina e le lacune della sceneggiatura- mi occuperò del passato prossimo e dell'immediato futuro.
Il futuro: Io me e Irene, ossia un Jim Carrey che soffre dello stesso disturbo che, in Fight Club, porta alla nascita di Tyler Durden: non puoi soffocare un aspetto della tua personalità, perché finirà con l'uscire allo scoperto e dominarti -non manca neanche una scazzottata di Jim Carrey con se stesso, proprio come in Fight Club, diversi ne sono momento, motivazioni e presa di coscienza. Sviluppo e portata della storia sono, naturalmente ben distinti: Charlie è un tranquillo poliziotto di Rhode Island si dedica ad evitare ogni tipo di conflitto; tradito (e abbandonato) dalla moglie con un nero conosciuto il giorno del matrimonio, ama teneramente i propri figli: tre gemelli neri. Presto il suo comportamento gli fa perdere il rispetto dei compaesani, che negli anni si abituano ad approfittare della sua amabilità finché Charlie dovrà far posto a Hank, violento sbruffone dalla voce suadente. Il corpo di polizia gli proporzionerà una cura -ma le medicine verranno presto perse- e allo stesso tempo una ragazza dal passato vagamente fosco (Irene- Renée Zellweger) da accompagnare ad un distretto vicino. Da qui Charlie-Hank e Irene si trasformeranno in ricercati della polizia e da spietati criminali (ossia dallo stesso gruppo di gente essendo i criminali infiltrati nella polizia), avranno come compagno di viaggio Bianchino (l'albino interpretato dall'esordiente Michael Bowman) e tra Charlie e Hank nascerà una rivalità per amore e sopravvivenza.
Scopo dichiarato dei fratelli Farrelly è far divertire il proprio pubblico, cosa che riesce loro meravigliosamente, con l'aiuto di un sempre più spettacolare Jim Carrey tornato alla commedia più sfacciata. Tra i personaggi introdotti splendido è il trio di fratelli (interpretati dai pure esordienti: Anthony Anderson, Mongo Browlee, Jerod Mixon) e non si dice di più per non rovinare a chi legge il piacere della sorpresa.
Forse non è un bel film, non lo so, ma di sicuro offre un momento di divertimento puro, che, come tutto ciò che è comico, lascia un sapore tra il malinconico e il sarcastico.
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