Si è parlato del perfetto connubio di musica e immagine in Medley (annunciato d'altra parte già dal titolo del film che oltre tutto serve a fornire un'idea della struttura del film stesso), dimenticando che raramente si inventa qualcosa di nuovo ed ecco che ci si offre la versione restaurata del classicamente riconosciuto capolavoro: Il Terzo Uomo -proposto nella versione originale sottotitolata.
Si tratta del racconto di una storia, del mediocre scrittore americano Holly Martins che, nel dopo guerra, si trasferisce a Vienna confidando nell'aiuto dell'amico Harry Lime -naturalmente interpretato da Orson Welles che ha anche collaborato ai dialoghi- che, come la maggior parte della gente, se la cava grazie al mercato nero. Orbene la particolarità del modo di raccontare adottato è che la vicenda si snoda lungo le note di una melodia di chitarra -i titoli in apertura appaiono davanti alla bocca di una chitarra le cui corde vibrano- e che si offre un unico punto di vista: quello di Holly che cerca di venire a conoscenza della vera fine del proprio amico, perché questo gli è stato detto: che il suo amico è morto -investito da un'automobile- ed il giorno del suo arrivo ne è in corso il funerale. Ma, dato che la realtà è sempre più complicata di quanto non la si voglia far apparire, lo scrittore americano scoprirà che il commercio dell'amico non è così innocuo e si troverà a muoversi attraverso una città dalla topografia molto più articolata di quanto non credesse. E ciò che ogni volta si richiederà a questo mediocre scrittore di western sarà di prendere contatto con la realtà stessa di guardarla in faccia e immergersi in essa -mentalmente e fisicamente. Tutto questo lo porterà alla decisione finale di collaborare con la polizia, in contrasto con l'amante di Harry -impersonata da una splendida Alida Valli- il cui punto di vista non viene motivato e agli occhi dello spettatore resta poco chiaro, perché poco chiara -solo sfiorata- resta la vita che i due hanno condotto in comune fino al momento della scomparsa di Harry, che compare in scena, tardi, fasciato da un impeccabile cappotto nero, con pantaloni e cappello neri, uomo di poche e incisive parole, cui corrispondono dialoghi memorabili - quanto cinici, come quello sulle diverse conseguenze delle lotte italiane e della pace svizzera.
Poi, risolto il mistero e regolati i conti con la giustizia, il finale riprenderà l'inizio: di nuovo una scena al cimitero, per cominciare in un altro modo, non importa come, il futuro esula dal racconto di una storia che lì si conclude, per quanto quelli che restano abbiano ancora da vivere.
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