Ora che l'estate si conclude, parlerò di un libro scritto, dietro stessa ammissione dell'autore, sotto gli effetti del solleone, ed effettivamente di un'allucinazione o delirio si tratta. La vita e l'apprendistato di un cameriere piccolo piccolo, narrata in cinque fasi da lui medesimo. Ritmo di fondo: un amore festoso per la vita che scorre lungo la prosa compatta - sempre pronta a una "e" che aggiunge ricordi di avvenimenti - dello scrittore praghese - ma nato a Brno - Bohumil Hrabal. Dall'apprendimento del mestiere di cameriere, che si accompagna a quello delle gioie leggere del sesso e dell'importanza e del lustro dati dal denaro, la vita del nostro si snoda di albergo in albergo, dove a netti insegnamenti si affiancano oscure suggestioni e vaghe minacce. La seconda guerra mondiale, attraversata ancora una volta con passo leggero e inconsapevole, sempre alla ricerca di un riconoscimento che non arriva, segna anche una cesura grazie alla quale le parole ascoltate in precedenza acquistano nuovo senso -anzi il primo vero senso - e grazie alla quale il cameriere piccolo piccolo ottiene il denaro desiderato, benché ad esso non si accompagni l'accoglienza nel gruppo dei "milionari" che tutt'al più lo tollerano, mai lo accolgono. Eppure, tutto ciò non lo disarma, anzi, e la sua vita tornerà a cambiare direzione - e lui soltanto lo avrà voluto - finché deciderà che la cosa più utile da farsi sarà narrare i propri ricordi. E tutto questo ai suoi lettori dovrebbe bastare.
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