Uno strano caso di inversione temporale, in base al quale l'autore ha prima scritto la sceneggiatura di un film (Es geschah am hellichten Tag, Il mostro di Magendorf) e solo in seguito ha pensato di ricavarne un romanzo, che ha finito, ad ogni modo, col prendere una strada ben diversa: dall'intenzione pedagogica di mettere in guardia la gente contro il pericolo di delitti a sfondo sessuale sui bambini (tema del film), si è passati alla critica della figura letteraria del detective.
Difatti nel romanzo sono fondamentalmente presenti tutti gli elementi del genere: l'assassinio raccapricciante di una bambina; il detective freddo e geniale, ma capace di appassionarsi se c'è in gioco la vita dei bambini; i suoi colleghi ottusi ed arrivisti, che preferiscono seguire la versione più facile dei fatti; non manca neppure lo scioglimento finale, con la rivelazione dell'identità dell'assassino. Eppure qualcosa non funziona: a non collaborare è il caso, perché questa è la realtà: l'indagine e la cattura di un assassino sono la combinazione di intuizione e caso, e se l'intuizione spetta all'investigatore, il caso o si comporta come vuole o, in un libro, è pilotato dallo scrittore.
Il narratore del romanzo in questione è uno scrittore di gialli, cui un comandante di polizia cantonale in pensione racconta la storia del migliore dei suoi commissari, per dimostrargli quanto la realtà si discosti da una logica che si dimentichi di fare i conti con l'esistenza.
Un libro interessante, scritto con una prosa asciutta e veloce; assolutamente non indicato per chi in un romanzo giallo cerca l'appagamento dato dal vedere che tutte le tessere combaciano perfettamente e dal sapere che, almeno nei libri, la verità non solo viene a galla, ma riscatta chi era stato deriso o ingiustamente accusato.
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